Le "Cene" di San Giuseppe

Per San Giuseppe, con un rito sempre uguale, fede e tradizione riportano in casa altari devozionali che richiamano figurativamente una chiesa, al cui interno si erge l'altare dedicato al Santo.
Sono gli uomini, che lavorando per giorni, preparano in una stanza, a pianterreno della casa, un tempietto a pianta quadrangolare, curando tutta una scenografia particolare. Si costruisce una struttura in legno (oggi anche in ferro) con colonnine portanti, fatte di canne intrecciate, che convergono in alto formando un tetto a cupola; l'architrave e il fregio frontale completano l'impalcatura, che viene interamente ricoperta da ramoscelli di alloro e di "murtidda" odorosa (bosso), elementi ornamentali che hanno un significato propiziatorio. Ultimata la struttura, vi si appendono a decorazione piccoli pani artisticamente lavorati, secondo un ordine ben definito, e arance e limoni appena colti.

Al centro, addossato a una parete interamente rivestita con un drappo bianco, si prepara un piccolo altare con cinque ripiani degradanti, tutti ricoperti di candidi lini ricamati, e si appende in alto un quadro raffigurante la Sacra Famiglia.
Ai lati si dispongono delle mensole con bianche tovaglie ricamate su cui si poggeranno oggetti simbolici di significato costante e di facile lettura: caraffe di vino, vasi di fiori, garofani e "balacu" (violaciocche), frutta, fette di rossa anguria di gesso, lumini, candelabri, vasi con pesciolini rossi, arance e limoni alternati al pane. Ai piedi dell'altare si stende un tappeto dove vengono posati un agnello di pane, di gesso o di cartapesta, in riferimento al sacrificio di Cristo, un'anfora con acqua e un bianco asciugamano, disposto a forma di "M", per ricordare la purificazione, dei piatti con germogli di frumento, che inneggiano alla terra, tutti simboli presenti nei sepolcri pasquali.
Le "cene" non sarebbero complete se mancassero ai piedi delle colonne portanti dei mazzi di finocchi verdi. segno di abbondanza.
Il "pane dei santi", di più alto valore sacrale, viene appoggiato sull'altare, mentre migliaia di piccoli "pani da mensa", legati ad asticelle di canna con filo di cotone, sono appesi tra il verde scuro della cappella, secondo un ordine vincolato anche a regole di simmetria.
Nel centro del tempio viene sistemato il piccolo tavolo per il pranzo dei "santi", imbandito con pane, arance, una bottiglia di vino e fiori.
Tutte le cene, di disegno e dimensioni diverse, ricordano modelli colti rinascimentali ed acquistano una valenza artistica straordinaria, seppure effimera.
Un ramo di alloro intrecciato all'angolo della via o alla porta spalancata della casa, come una segnaletica culturale, richiama i visitatori devoti, che si susseguono in fitto pellegrinaggio fino a tarda sera per ammirare l'incantevole altare e propiziarsi così la fortuna e la benedizione divina.
Capire perché le Cene di San Giuseppe si ripetono a Salemi, anno dopo anno, sempre uguali, nonostante l'incalzare del tempo, e resistono alla furia devastatrice del dilagante modernismo, significa riconoscere la forza della fede, il valore del credo di un popolo che custodisce, gelosamente intatto, il passato su cui ha costruito la sua storia.
Nella cultura contadina antichi riti, celebrazioni particolari di ascendenza pagana, come le feste dei pani, vengono adottati quasi sempre dal culto cristiano e ricorrono periodicamente nell'arco dell'anno a scandire date e ricorrenze. Così la religiosità, molto spesso, rasenta nell'esteriorità la superstizione, ma nulla toglie allo spirito liturgico ed è sempre autentica testimonianza di fede profonda e di vita cristiana.
Il 19 marzo in coincidenza con l'arrivo della bella stagione, si manifesta a Salemi la venerazione verso San Giuseppe, il Patriarca, santo tutelare degli orfani e dei poveri, con altari devozionali tutti ornati di pane modellato, chiamati Cene di San Giuseppe, denominazione che vuole ricordare l'ultima cena di Gesù con gli apostoli, il sacro banchetto che istituì l'Eucarestia.
Le origini si perdono nel tempo, ma il rito, che si riallaccia a usi pagani, conserva il valore della tradizione da una generazione all'altra e continua a testimoniare il fascino incantato della spontaneità dei cuori e della nobiltà dei sentimenti.
La cena nasce originariamente come voto di ringraziamento o come propiziazione di una grazia da parte di una persona devota, che si è impegnata con San Giuseppe a fare un convito di beneficenza, (cci prumettu di inchiri i panzuddi a tri picciriddi), per tre bambini poveri che rappresentano la Sacra Famiglia.
Si scioglie quindi una promessa, si adempie un voto fatto per fede e si segue la tradizione che ha, da sempre, un cerimoniale, fatto di gesti rituali, preghiere, canti, legato ad una simbologia assai complessa.
La cena di San Giuseppe, folklore e rito insieme, è una dimostrazione esteriore di quella religiosità autentica, spontanea, singolare e piena di valore antropologico, solidarietà e fratellanza che è nella natura sociale di ogni uomo.
Dopo la questua penitenziale fatta, a volte a piedi scalzi, per tutto il paese di porta in porta, se il voto è pubblicizzato, o a proprie spese se la promessa è: "fazzu 'na cena pi chiddu chi pozzu", la padrona di casa prepara il pane con straordinari esiti plastico-simbolici.
Aiutata dalle donne del quartiere, amiche e conoscenti, lavora giorni e giorni per modellare con vera creatività ed arte tutto il pane per la cena. Si impastano quintali di farina, si lavora la pasta fino a che diventa omogenea, si divide in tocchetti e con vera maestria si procede alla modellazione figurativa, usando arnesi comuni come: temperini, pettini con fitti denti, aghi, ditali, forbicine e il cosiddetto "mucaciu", un attrezzo metallico a pinza dentata. Particolarmente laboriosa è la manifattura dei "pani dei Santi", ma le sapienti mani delle donne più esperte, a cui se ne affida la fattura, sanno creare veri capolavori in miniatura dalle forme più varie.
Tutto il pane, prima della "'nfurnata", è reso lucido da una pennellata di chiara d'uovo battuto con succo di limone e, quando il colore dorato ricopre le teglie, la cottura è ultimata.
Tutta la fatica dei preparativi viene offerta come un tributo d'amore a San Giuseppe, modello per ogni sposo cristiano.
Per cogliere il profondo valore religioso delle cene di San Giuseppe bisogna comprendere il simbolismo dei pani benedetti che ripercorrono tutto il rapporto tra l'uomo e Dio e richiamano le meraviglie del Creato, secondo un criterio allegorico ben definito.
Chi osserva la cena scorge, in alto il Sole, che rappresenta Dio stesso, la Luna, la Madonna, e una stella. Al centro del fregio frontale spicca la croce, segno della salvezza, mentre, un po' più in alto, c'è un "panuzzu" a forma di gallo, per ricordare il suo canto, quando Pietro rinnegò Gesù; sotto i bracci della croce ci sono due scale disposte simmetricamente e attorno, a livello immediatamente inferiore, i tre chiodi, il martello e la lancia, a destra, la tenaglia e la canna con laspugna, a sinistra, simboli della Passione di Cristo.
Procedendo ancora verso il basso si vedranno: una grande aquila, segno di potenza, due pavoni, segno della resurrezione, due colombe, segno di pace, poi i monogrammi di GiuseppeMaria e Gesù .
In corrispondenza della posizione della Madonna nel quadro della sacra famiglia, sono disposti piccoli pani dalla simbologia più varia: la rosa, la purezza; le forbici, la rocca; il filo, la laboriosità; il fiocco (a scocca), che rappresenta la castità della Madonna.
Sul lato riservato a San Giuseppe, vengono appesi tutti gli arnesi di lavoro del "carpentiere": l'ascia, la sega, etc... e baccelli di fave per esaltare la sua generosità.
Si vedono ancora: la chiave che aprirà il regno dei cieli ai mortali, i fraticelli di San Francesco con il saio scuro che ricordano tutto il clero e una vita in povertà dedicata alla preghiera, farfalle e uccelli sparsi qua e là a simboleggiare il distacco dai beni terreni e l'elevazione spirituale, i pesci a rappresentare l'innocenza della tradizione cristiana, il cavallo è l'intelligenza, il cane la fedeltà, la colomba sinonimo di pace, il pavone la bellezza del creato, l'agnello il richiamo alla Santa Pasqua. Infine centinaia di "panuzzi" a forma di fiori, frutta, ortaggi e animali pendono tra il fogliame per inneggiare all'abbondanza e alla generosità della terra che ci nutre.
Al centro, guardando i cinque ripiani, ricoperti di bianche tovaglie ricamate, si vedono appoggiati sul primo gradino i tre pani più significativi.

"U cucciddato"
"U cucciddato"

Al centro spicca "u cucciddato" che ha la forma del Sole e simboleggia la luce divina, destinato al bambino che rappresenta Gesù. È tutto decorato con raffigurazioni che richiamano i simboli della sua infanzia: la camicina, segno di povertà, i fiori di gelsomino preferiti da Gesù Bambino e tutti i segni della sua passione e morte.

A destra, si poggia "a parma", simbolo della pace, pane a forma di palma, dove sono minutamente riprodotti tanti datteri, che ricordano il miracolo avvenuto durante la fuga in Egitto: mentre Maria riposava sotto una palma, essa abbassò i rami che le fecero ombra e la sfamarono con i suoi datteri; poi le rose, le forbici, i cuoricini, segno di amore, il fiocco e tante decorazioni attorno a una grande "M". La palma verrà data alla fanciulla che rappresenta la Madonna.

"U vastuni"
"U vastuni"

A sinistra c'è "u vastuni", il bastone di San Giuseppe, che sarà del bambino che lo impersona. È decorato con una grande "G", al centro, circondata da tanti gigli, il fiore del suo bastone, che rappresentano tano la purezza, e da pere, mele, uva, assieme ai suoi attrezzi da lavoro che troviamo appese nella struttura della cena.

Sul secondo gradino si espongono tre pani più piccoli, simili ai grandi, che rappresentano il popolo fedele al cospetto di Dio, fatti uguali ai grandi perché Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza.
Al centro del terzo gradino si pone la "spera", cioè l'ostensorio che ricorda l'Eucarestia, contenitore del corpo di Cristo, e due angeli inginocchiati ai lati. Sul quarto ripiano si collocano il calice istoriato con le spighe e l'uva, le ampolline dell'acqua e del vino, sempre di pane mirabilmente intagliato, e ancora due angeli in adorazione. Ovunque fanno da motivo ornamentale, arance, limoni, lumini e fiori.
Il quadro raffigurante la Sacra Famiglia, appeso al centro dell'altare, domina l'insieme e raccoglie alla preghiera.
Il pane della cappelletta è un'offerta di ringraziamento a Dio per i doni che elargisce la terra e l'augurio per un buon raccolto. Tutti "li cuddureddi" e "li panuzzi" benedetti del "tempio" verranno via via staccati dai padroni di casa e offerti ai visitatori perché possano cibarsene come pane dell'anima e crescere insieme nella carità e nell'amore.